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Tassa d’imbarco da 3 euro, il Tar respinge il ricorso degli operatori. Il Comune aveva ragione

Il Tribunale amministrativo regionale ha riconosciuto la legittimità dell’addizionale e del regolamento comunale: il prelievo va applicato insieme all’aumento dell’Irpef e rientra negli impegni presi da Genova con lo Stato per il riequilibrio finanziario. Il Pd canta vittoria e accusa Bucci

Il Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha respinto il ricorso contro l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco portuale, pari a 3 euro per passeggero. A contestare la misura erano Assarmatori, Assagenti, Grandi Navi Veloci, Moby e Stazioni Marittime. La decisione riconosce la legittimità dell’introduzione del tributo, del regolamento che ne disciplina l’applicazione e della previsione delle relative entrate nel bilancio del Comune di Genova.

Secondo la ricostruzione del Comune, i giudici hanno respinto la tesi secondo cui Palazzo Tursi avrebbe dovuto rinunciare alla tassa perché l’aumento dell’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) sarebbe bastato a rispettare gli obiettivi finanziari. Le due misure, stabilisce la sentenza, non sono alternative: il contributo sui passeggeri va applicato insieme all’aumento dell’Irpef ed è necessario per ottenere i trasferimenti statali previsti dal percorso di riequilibrio.

Il provvedimento si inserisce nel patto per il riequilibrio strutturale sottoscritto da Genova con lo Stato nel 2022. Il Tribunale ha ritenuto legittima la scelta del Comune e ha escluso, secondo quanto riferito dall’amministrazione, che l’imposta sia finalizzata a finanziare un semplice aumento della spesa dell’ente. La sentenza conferma inoltre la possibilità di definire in una successiva convenzione le modalità concrete di applicazione e riscossione. L’accordo potrà essere sottoscritto con Stazioni Marittime, concessionaria dei terminal passeggeri, oppure con le compagnie di navigazione.

La sindaca Silvia Salis e il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile parlano di una conferma della correttezza dell’operato comunale. I due ricordano che l’aumento dell’Irpef e l’addizionale d’imbarco erano stati previsti dalla precedente amministrazione, ma che la tassa avrebbe dovuto entrare in vigore già nel 2023. Secondo Salis e Terrile, la mancata applicazione degli impegni avrebbe creato difficoltà alle casse comunali e, dopo la richiesta del Governo di procedere, il Comune ha scelto di dare seguito al patto per evitare il rischio di perdere 25 milioni di euro di contributi statali.

Per la sindaca e il vicesindaco, il prelievo ha anche una ragione di equità: contribuire a compensare i costi ambientali e organizzativi e i servizi garantiti a chi transita dal porto. I due amministratori invitano gli attori coinvolti a sedersi al tavolo per concordare le modalità di applicazione e riscossione.

La decisione è stata accolta con favore anche dal Partito Democratico (Pd) genovese. Il segretario cittadino Francesco Tognoni sostiene che il contributo sia giustificato dai costi che i flussi passeggeri producono sulla città, dalla viabilità alla pulizia urbana. Secondo Tognoni, chiedere ai passeggeri un apporto al sostegno di questi servizi è una scelta di equità che evita di trasferire ulteriori oneri sui residenti.

La capogruppo consiliare Martina Caputo sottolinea che lo sviluppo del porto e l’interesse della città possono procedere insieme. Il porto, afferma, resta una risorsa strategica, ma la crescita deve produrre valore anche per la comunità che lo ospita. Per Caputo, la sentenza rafforza la posizione del Comune e chiarisce il quadro per proseguire con l’applicazione della misura.

Il consigliere regionale del Pd Simone D’Angelo sposta invece l’attenzione sulle scelte politiche che hanno accompagnato la vicenda. D’Angelo sostiene che Marco Bucci, da sindaco, avesse sottoscritto nel 2022 l’accordo che prevedeva la tassa e che, una volta diventato presidente della Regione, si sia poi opposto alla sua applicazione. Contesta inoltre a Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, di essersi costituito nel giudizio promosso contro il Comune. Il consigliere chiede a entrambi di spiegare le ragioni delle loro posizioni e quale interesse istituzionale intendessero tutelare.

D’Angelo precisa che la misura non è, nella sua lettura, una contrapposizione al porto, ma una forma di tutela dell’interesse pubblico di fronte ai costi generati dai grandi flussi passeggeri. La sentenza, conclude, è una vittoria per Genova e per l’amministrazione guidata da Silvia Salis.

Il presidente della Regione Marco Bucci ha precisato che la sentenza del Tar non definisce obbligatoria la tassa d’imbarco, ma riconosce all’amministrazione la possibilità di applicarla. Ha aggiunto che la decisione se introdurla dipende dal Comune e dalla concreta possibilità di riscuoterla. Secondo Bucci, con l’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) sono state raccolte risorse superiori a quelle che sarebbero arrivate dalla tassa. Ha ricordato che, durante il suo mandato da sindaco, entrambe le opzioni erano sul tavolo e la precedente amministrazione aveva scelto quella che, a suo avviso, ha garantito maggiori entrate.


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